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Istituto Alberghiero "P.Artusi" di Riolo Terme (RA)
ISTITUTO ALBERGHIERO STATALE
"PELLEGRINO ARTUSI"
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"PELLEGRINO ARTUSI"

Soccorso ai fornelli
I ragazzi dell'Alberghiero in aiuto ai terremotati, oggi come nel 1980

La terra ha tremato, oggi come nel 1980, e ad Amatrice ci si è trovati in ginocchio, come allora in Irpinia. Famiglie distrutte, negli affetti, nella vita privata, nelle proprie attività lavorative. Anche oggi le televisioni ci hanno rimandato immagini di Vigili del Fuoco, volontari del Soccorso Alpino e della Protezione Civile, che, come nell'ottanta, sono intervenuti prontamente, scavando tra le macerie e montando in tempi da record le strutture di primo soccorso e le tendopoli, cercando di procurare riparo dal freddo a persone già così duramente provate. Oltre alle associazioni, anche molti comuni, unitamente a tanti privati, si sono prodigati per portare non solo sostegno economico, ma anche un aiuto materiale ed umano. In questi casi c'è bisogno di tutto: cure mediche, sostegno psicologico, coperte, brande, tende, abiti, pannolini per i bimbi ma soprattutto pasti caldi. E' proprio questo che i giovani dell'Alberghiero di Riolo, ieri come oggi, hanno voluto portare alle popolazioni terremotate: pranzi e cene che aiutino le persone a ritrovare, mediante la convivialità, una dimensione familiare e un momento di normalità in mezzo all'immane problema di dover ricostruire da zero la propria vita. Quindici giorni dopo la tremenda scossa che sbriciolò l'Irpinia, una delegazione di 10 studenti delle classi quinte dell'Artusi di Riolo partì alla volta di Pesco Pagano; tra loro vi erano il professor Paolo Martelli, attualmente docente di cucina presso la nostra scuola, e il professor Sergio Scalegni, anch'egli docente di cucina presso l'IPSSAR, attualmente impegnato nell'organizzazione di manifestazioni, eventi ed attività didattiche in Italia e all'estero. E' proprio quest'ultimo che ci parla della propria esperienza di volontario nelle zone terremotate. Sergio ci racconta che all'epoca, lui e altri nove compagni, partirono al seguito di una delegazione del Comune di Faenza, coordinata dall' Onorevole Albonetti, allora Segretario Comunale. La situazione che trovarono al loro arrivo fu straziante. Nei fossi si vedevano ancora i cadaveri ricoperti dalla calce viva e i soldati dell'esercito erano costretti a sparare ai cani randagi, perché non straziassero i corpi e perché non divenissero vettori di malattie. I giovani cuochi vennero ospitati in roulottes. Non vi era acqua per lavarsi, dato che l'unica fontana presente sul posto era spesso ghiacciata. Sergio, Paolo e i loro compagni erano costretti a cambiare abbigliamento tutti i giorni e a bruciare ciò che si toglievano, sempre per ragioni igienico-sanitarie. L'impressione che ebbero al loro arrivo fu molto forte, ma data la giovane età e la grande voglia di rendersi utili, prevalse lo spirito di adattamento, che permise loro di vivere l'esperienza in modo sereno, se non, talvolta, anche con allegria. Il loro compito era quello di cucinare per gli operai della CMC di Ravenna, giunti sul posto per montare i campi di primo soccorso. Un grande aiuto, dice Sergio, lo portarono anche una decina di operai trentini, grandi esperti di carpenteria, che in una sola giornata montarono una grande struttura in legno da utilizzare come sala mensa. Il ricordo di quei giorni è ancora molto vivo in Scalegni, e lo si capisce dal fatto che, mentre racconta ai ragazzi di 1D quello che ha vissuto, gli trema la voce e gli si illuminano gli occhi. Gli alunni di prima ascoltano in silenzio le parole pacate dell'insegnante, che a quell'epoca era solo un ragazzino, veramente poco più grande di loro, che ha trovato, dentro di sé, una grande gratificazione: quella di aver fatto una cosa utile per persone che, in quel momento, avevano un bisogno estremo. Il ragazzo di allora ricorda con piacere anche la gratitudine degli abitanti di Pesco Pagano, che vollero donare ai giovani volontari 500 mila lire, da spendere in un ristorante. I giovani cuochi, prima di partire, sedettero quindi a loro volta a tavola, con ancora in dosso gli stivaloni e le mimetiche, le barbe lunghe e il cuore pieno di gioia e soddisfazione. Questa stessa gioia e soddisfazione, oggi come ieri, la stanno provando anche nove ragazzi di quinta, che sempre dall'Alberghiero di Riolo sono partiti alla volta di Cascia. Anche loro, come i loro ex compagni, hanno voluto portare tanta solidarietà e tanto affetto alle popolazioni terremotate. Parla per tutti Eva Bonafè, una ragazza di 5A, la quale ci racconta di essere partita insieme ai suoi compagni con una delegazione organizzata dalla “Misericordia” di Faenza. I volontari hanno fornito le divise ai nostri ragazzi, in modo tale da renderli riconoscibili e inquadrati all'interno di un gruppo organizzato, coordinato dalla Protezione Civile dell'Emilia Romagna. Eva ci racconta che l'impatto, al loro arrivo, sicuramente è stato meno traumatico rispetto a quello vissuto da Sergio in Irpinia. In questo caso i ragazzi, fortunatamente, non hanno trovato morti né hanno visto da subito il tetro spettacolo delle macerie. Solo chi come Paolo Veronesi, sempre di 5A, ha avuto la possibilità di girare per il paese, ha avuto modo di confrontarsi anche con i crolli, mentre Eva, che è rimasta sempre al campo, ci ha mandato foto delle tende e sullo sfondo case ancora in piedi. La cosa che accomuna le due esperienze è che i ragazzi, anche in questo caso, hanno dovuto far affidamento esclusivamente su sé stessi, sulle proprie capacità e sulla propria professionalità, mancando un vero e proprio coordinamento. Eva ci racconta che i turni di lavoro vanno dalle 8.30 di mattina sino alle 15.00 del pomeriggio, con solo un'oretta di pausa, poi si riprende fino alle 21.00 di sera, per un totale di 500 coperti a pranzo e 500 a cena. Sergio ci parlava invece di 200 coperti a pranzo e 250 a cena, dato che molte persone durante il giorno erano lontane dai campi per svariati motivi. Mentre nell'ottanta i ragazzi cucinavano per la CMC, oggi i nostri alunni cucinano per l'intera popolazione di Cascia, dato che il paese è stato interamente sfollato. Oggi come ieri è il freddo a farla da padrone. La corrente elettrica viene erogata dalle otto del mattino alle cinque del pomeriggio, quindi nella tenda in cui sono alloggiati i nove alunni del Pellegrino Artusi, la temperatura nella notte è abbastanza bassa e ognuno è costretto a coprirsi con quattro piumoni più il sacco a pelo.  L'acqua delle docce, allestite in un container, è calda, ma l'ambiente non è riscaldato. Nella breve pausa tra un turno di lavoro e l'altro c'è giusto il tempo di fare un piccolo riposino e inviare foto e messaggi ad amici, parenti e a noi insegnanti. La sera, dopo aver cenato, magari con una bella pizza, ci si fa compagnia con quattro chiacchiere e il tempo sembra assumere di nuovo i ritmi del passato, quando le ore scorrevano più lentamente e c'era più spazio per i rapporti umani. E' proprio questo il filo conduttore che lega la nostra storia incrociata; il racconto dei giovani cuochi di ieri e di oggi, che hanno portato un po' di calore a chi ne aveva bisogno: un filo fatto di generosità, di affetto e di grandissima umanità, che da sempre caratterizza gli alunni dell'Istituto Alberghiero di Riolo Terme.

 
 
 
Prof.ssa Giovanna Ziliani

Categoria: In primo pianoData di pubblicazione: 30/11/2016
Sottocategoria: AttivitÓData ultima modifica: 30/11/2016 10:18:43
Permalink: Soccorso ai fornelliTag: Soccorso ai fornelli
Inserita da Giovanna ZilianiVisualizzazioni: 1701

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